Towards the Future of Brain Research 2018- Il futuro della ricerca è adesso

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Towards the future of Brain Research: Besta Young Researchers’ International Conference

“Il futuro della ricerca è adesso”

Milano, Auditorium Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” 27-28 Settembre 2018

Quattro sessioni di lavori scientifici, decine di ricercatori italiani e stranieri e due intensi giorni di lavori hanno delineato a Milano quelli che sono gli scenari sulla ricerca sul cervello dei prossimi anni. Il convegno internazionale “Towards the future of Brain Research: Besta Young Researchers’ International Conference” è stato organizzato dalla Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta che nel 2018 celebra i suoi primi 100 anni.

Nella giornata del 27 Settembre sono stati presentati gli approcci diagnostici più innovativi per le malattie neurologiche, in particolare demenze e tumori cerebrali. Grazie a una ricerca coordinata dal Besta si farà presto diagnosi del tipo di demenza in uno stadio precoce della malattia mediante un esame del sangue, delle urine o della mucosa olfattoria, potendo così intervenire sul paziente prima che il cervello vada incontro a danni gravi ed irreversibili. Gli studi sugli aspetti molecolari dei tumori cerebrali del bambino hanno permesso di identificare diverse entità cliniche all’interno di uno stesso istotipo, e questo ha aperto la strada a sperimentazioni terapeutiche in grado di modificare l’andamento della patologia. I neurochirurghi del Besta hanno infine presentato l’ottimizzazione della resezione della massa tumorale cerebrale negli adulti e nei bambini grazie all’uso della fluorescina, una sostanza che ha la capacità di evidenziare più chiaramente il tessuto patologico.

La seconda sessione del 27 settembre ha trattato i progressi nell’identificazione dell’origine delle malattie e i conseguenti nuovi sviluppi terapeutici. In particolare si è parlato di epilessia, che affligge circa 65 milioni di persone nel mondo e di dolore neuropatico, una patologia neurologica diffusissima e spesso difficilmente trattabile. Grazie alle ricerche e alle nuove strumentazioni diagnostiche, nelle forme di epilessia farmacoresistenti, è oggi possibile identificare precisamente l’area epilettogena che può essere rimossa chirurgicamente, fornendo a pazienti per i quali sembrava impossibile controllare le crisi un’opzione terapeutica estremamente importante. Sviluppi recenti della ricerca sul dolore hanno permesso di riconoscere una predisposizione genetica individuale: l’analisi di queste varianti permette di identificare fattori predisponenti ed elementi protettivi per l’insorgenza del dolore.

Le sessioni di Venerdì 28 sono state dedicate agli approcci terapeutici innovativi in neuroscienze. Le malattie neuromuscolari autoimmuni, quali la miastenia gravis, oggi possono beneficiare di innovative terapie immunologiche. Il Besta conduce numerosi studi sul loro uso anche in campo oncologico, coordinando una importante ricerca per il trattamento del glioblastoma, uno dei tumori cerebrali più aggressivi. Le indagini sul silenziamento genetico in una rara e complessa malattia neurologica come la leucodistrofia autosomica dominante ha permesso di capire come si può “spegnere” il gene in eccesso, evitando l’accumulo dei suoi prodotti proteici che causano la malattia. Nell’ottica di sviluppare e testare nuove strategie terapeutiche in malattie rare – quali le patologie mitocondriali – il Besta ha presentato il proprio contributo all’implementazione del lavoro in rete che permetterà di condividere sempre più le informazioni sui fenotipi e sui meccanismi patologici.

Non c’è innovazione senza formazione, ed è proprio sulla formazione delle nuove generazioni di neurochirurghi che l’Istituto Besta sta puntando mediante nuove tecnologie, come il sistema NeuroSIM, che permette l’apprendimento in realtà virtuale, riducendo il rischio di errori sui pazienti da parte degli operatori. Le giornate del futuro della ricerca sul cervello non potevano chiudersi senza un focus sul valore della cura. Senza ricerca il paziente resta senza cura e per le malattie del cervello restare senza cura vuol dire incrementare la disabilità e i costi. Oggi le malattie neurologiche causano circa un terzo della disabilità globale e costano 800 miliardi di euro all’anno ai cittadini europei. La ricerca europea “Value of Treatment”, a cui partecipa il Besta, dimostra il valore della cura come ritorno economico e di salute per i pazienti e in genere per tutta la società.

Il convegno, che si è svolto nella Settimana Europea della Scienza, ha avuto particolare rilevanza poiché ha tracciato una linea sui progressi fatti e sui quesiti che ancora richiedono intensi sforzi mondiali per essere risolti. Il Besta è parte di questo grande sforzo della scienza e proprio a fine settembre sono state presentate in Europa le richieste di migliaia di istituti europei che chiedono di non ridurre il finanziamento al settore salute.

Investire sui giovani significa favorire lo sviluppo di nuove idee e realizzazione di progetti innovativi,  con aumento della competitività e incremento dei finanziamenti da enti pubblici e privati. Nel 2017 il Besta ha ottenuto circa 11 milioni di Euro per finanziare la ricerca in neuroscienze, producendo oltre 350 pubblicazioni scientifiche di alto livello (circa una al giorno), una parte significativa delle quali è il risultato del lavoro dei giovani ricercatori.

La ricerca in neuroscienze necessita innovazione che può emergere solo dalla stretta collaborazione dei giovani ricercatori con chi li ha preceduti in una continuità che si evolve e cresce. Investire sui giovani significa investire sul futuro. La conferenza del centenario del Besta è stata volutamente affidata ai giovani, con un format innovativo ma in linea sul significato di quello che un Istituto all’avanguardia deve saper fare, coinvolgendo tutti per un obiettivo comune che è la cura delle malattie.

 

Gli amori che le neuroscienze non spiegano! di Matilde Leonardi a Imola 9 novembre ore 20.30

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Ci sono amori che le neuroscienze e gli studiosi del cervello non spiegano ma che possono  nascere e svilupparsi solo come incredibile frutto del cervello!
Venerdi 9 novembre alle 20.30. Villa Torano. Via Poggiolo 4, Imola.

“Ti amo dal profondo del mio cervello” di Matilde Leonardi

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Chi di voi almeno una volta nella vita non ha provato la stessa emozione di Anton Egò?

Le neuroscienze spiegano l’amore? La crescente conoscenza del cervello e del suo funzionamento è sufficiente per chiarire il mistero dell’AMORE? Perché la WARM HAND ancora non può essere sostituita dalla COLD HAND?

Una mia presentazione dalla conferenza ” Il Bello del Cervello”, svoltasi a Rimini il 24 agosto 2018 durante il Meeting2018 di Rimini

https://www.youtube.com/watch?v=YGPI_RgIj38&t=40m52s

La felicità è desiderare quello che si ha (Sant’Agostino)

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la felicità di volare

E forse alla fine, la memoria si trasformerà in una grande sala con gli orologi fermi sulle distinte ore in cui siamo stati felici.
(Juan varo Zafra)

No medical decision should be motivated by the aim of ending life- The press release on the case of deprivation of food and water for patients with disorders of consciousness

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As Director of the COMA RESEARCH CENTRE of the Neurological Institute Besta, I share and support the statement of the colleagues from the Anscombe Bioethics Centre.

The Anscombe Bioethics Centre
Press Statement – 31 July 2018
Protecting the lives of the most vulnerable

The recent Supreme Court judgement, An NHS Trust and others v Y,1 in effect makes it much easier for doctors to deprive patients with prolonged disorders of consciousness of the food and water they need to live. The English law has been misshapen since 1993 when judges in the Bland case allowed doctors to withdraw clinically assisted nutrition and hydration from a profoundly brain damaged patient who was in a stable condition but was unable to feed himself. However, until now there was a requirement for each case to go to court for nutrition and hydration to be removed, and this has provided the opportunity for a diagnosis to be challenged, along with the claim that the patient could not benefit from being provided with sustenance. The cost and burden of a court case has seemingly deterred many doctors and families from taking this route. Hence, although offering this court option was still fundamentally unjust in that it was intended to enable an unethical end in some cases, it had the effect of protecting many lives. The Supreme Court judgement now removes the requirement to go to court in cases where the diagnosis is not disputed and where relatives, carers and doctors are in agreement. This change further endangers the lives of many hundreds of the most vulnerable patients.
In opposition to this change it should be reiterated that people have a right to adequate nutrition and hydration. This is an aspect of the basic care, respect and solidarity that is every person’s due. No one should starve to death or die of dehydration where their carers have the means easily to supply their need. This includes supplying nutrition and hydration via feeding tube when the person cannot eat or drink in the usual way.
Hence, Pope John Paul II was very clear that the provision of nutrition and hydration is, in principle, obligatory, even when this is clinically assisted.2 While clinically assisted nutrition and hydration remain effective and where the means do not impose a great burden on the patient (which they do not for an unconscious patient, in particular), then it is unethical to remove them. The English law is in this respect defective because it treats clinically assisted nutrition and hydration as though these were purely medical acts and ignores the human significance of providing food and water. The Supreme Court judgement recommends that cases are brought to court when there is disagreement among or between relatives, carers or healthcare professionals, or where the facts are in doubt. This judgement therefore places a greater duty on conscientious relatives, carers and healthcare professionals not to stand by while patients are deprived of necessary sustenance but to be willing to disagree. In this way, the prospect of court action can still be invoked and may still dissuade doctors from removing sustenance.  Those defending the patient should in any case stress that no medical decision should be motivated by the aim of ending life.

1 An NHS Trust and others v Y, 30 July 2018, https://www.supremecourt.uk/cases/docs/uksc-2017-0202-judgment.pdf.
2 Pope John Paul II, Address on “Life-Sustaining Treatments and Vegetative State: Scientific Advances
and Ethical Dilemmas”, 20 March 2004, http://w2.vatican.va/content/john-paulii/en/speeches/2004/march/documents/hf_jp-ii_spe_20040320_congress-fiamc.html.

The Anscombe Bioethics Centre
l17 Beaumont St Oxford OX1 2NA
tel: +44 (0)1865 610212; fax: +44 (0)1865 610213
email: admin@bioethics.org.uk lwebsite: www.bioethics.org.uk
Registered Charity No. 274327

I’d rather be a dog than a patient in coma in UK.

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Yesterday in UK a decision has been made so that patients with disorders of consciousness, coma, vegetative state and minimal conscious state, if family and doctors agree, can be withdrawn nutrition and hydration and in 2-3 weeks die without any Court involvement.

I’d rather be a British dog which is provided a lethal injection, than a UK patients that is condemned to die for hunger,  as the hypocrite UK NHS and Government are denying that they perform euthanasia, so in the name of “best interest” they make a patient die like this, worst than a dog. This is an economic decision from NHS which is covered by “humanity” by the Court pretending to consider best interest.

If there is disagreement between the family and the doctors in any case the patient will die,  as in UK the Court will decide for the death of patient in name of his/her best interest (it happened in several cases not last the case of Alfie Gard).

As neurologist and  Director of Coma Research Centre at Italian national Neurological institute I share  my concern for a situation that, if badly handled, can precipitate towards a “cleaning” of incurable of the NHS. For their best interest, of course.

More info on the Court decision at:

https://www.bbc.co.uk/news/uk-45003947

 

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