Scienza della Coscienza- Le conferenze del Coma Research Centre del Besta

Comunicati Nessun commento »

Il Centro Ricerche sul Coma della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta, direttore Dr.ssa Matilde Leonardi, organizza il Ciclo di incontri SCIENZA DELLA COSCIENZA che si svolgono presso la Fondazioni ogni mercoledì.Per il programma dettagliato e info sugli incontri: stefania.ferraro@istituto-besta.it

Mercoledì 11 luglio 2018- Aula Pluribus- ore 15.00

SONNO E COSCIENZA:”Rapporti tra Sonno e Coscienza: spunti per possibili interventi terapeutici

Il neurofisiologo Dr Davide Rossi, della UO Neurofisiologia della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta, membro del Centro Ricerche sul Coma, unità funzionale multidisciplinare della Fondazione,  parlerà di “Rapporti tra Sonno e Coscienza: spunti per possibili interventi terapeutici”

 

Ogni sera, forse, mettendoci a dormire, accettiamo il rischio di vivere dolori che consideriamo come inesistenti e non avvenuti perché saranno sofferti nel corso di un sonno che crediamo senza coscienza.

 Marcel Proust

Studiare in profondità il funzionamento del cervello non vuole dire studiare l’integrità dell’ esperienza umana

Comunicati Nessun commento »

..”Ciò che distingue gli uomini dai computer per quanto progettati in modo intelligente, non è un’anima astratta, universale, immateriale ma un corpo concreto, specifico, materiale. I calcolatori non sono “in situazione” e non hanno un corpo mentre l’intelligenza degli esseri umani è sempre in situazione ed è condizionata dal fatto che gli uomini hanno un corpo e vivono in un contesto, fatto di culture, credenze, azioni.  Noi siamo immersi dentro il nostro mondo, siamo parte di questo mondo, nessuno di noi è concepibile se non come interazione di noi con la nostra famiglia, la nostra lingua. C’è qualcosa nella nostra intelligenza  su cui si fonda la nostra capacità di conoscere che non è riducibile a “bit” di informazione. Studiare in profondità il funzionamento del cervello non vuole dire studiare l’integrità dell’ esperienza umana”  lo dice il neurologo Mauro Ceroni in una sua lezione del dicembre 2016,  e io lo condivido osservandolo continuamente da ciò che studiamo  al Centro Ricerche sul Coma sui nostri pazienti con disordini della coscienza.

Se è vero come è vero che ogni nostro atto, ogni nostra azione ha un substrato neurofisiologico, ciò non vuol dire che noi siamo riconducibili esclusivamente al nostro funzionamento neurofisiologico. Studiare la coscienza vuol dire studiare la complessità dell’uomo, del suo cervello e del suo funzionamento.

Matilde Leonardi: pronta a farvi conoscere le meraviglie del cervello

Comunicati Nessun commento »

TI AMO DAL PROFONDO DEL MIO CERVELLO

QUESTO IL TITOLO DELLA RELAZIONE CHE MATILDE LEONARDI TERRA’ DURANTE LA CONFERENZA “IL BELLO DEL CERVELLO” CHE SI SVOLGERA’ AL MEETING SALUTE 2018 A RIMINI

Uno dei temi più interessanti che il Meeting di Rimini 2018, giunto ormai alla sua 39esima edizione, proporrà quest’anno sarà quello della salute, cui la manifestazione riminese dedicherà un’intera area: il Meeting Salute. Nei giorni di fiera i visitatori avranno la possibilità di ascoltare e interagire con i diversi esperti presenti. Sarà anche l’occasione per i giovani studenti in Medicina di approfondire le proprie curiosità. Nel 2018 sono numerose le sfide che la Medicina ha di fronte a sé, soprattutto in Europa. Da qualche anno l’Unione europea ha aumentato i fondi destinati alla ricerca cercando di intervenire con decisione per superare i numerosi problemi che ancora oggi sussistono all’interno dell’eurozona limitando di fatto la vita dei nostri concittadini. Nel suo percorso di avvicinamento al Meeting Salute 2018, ilsussidiario.net ha intervistato Matilde Leonardineurologa e direttore del Coma Research Centre-CRC della Fondazione Istituto Neurologico Besta di Milano.

(…)

Ci può anticipare quali saranno i temi che tratterà alla fiera di Rimini?

Certo. Il primo incontro avrà come titolo: “Il bello del cervello”. In questa occasione cercherò di descrivere e parlare del cervello sia quando è sano che quando non lo è. Quest’area del corpo è innegabilmente bella e meravigliosa. Per me è una sfida ancora oggi dire cos’è e come funziona esattamente il cervello.

Ci spieghi meglio…

È come per l’astronomo. Lui conosce tutti i nomi delle costellazioni, delle stelle ma non può dire che cos’è l’infinito. Personalmente, mi capita lo stesso: saprei dire le funzioni del cervello, definire i nomi delle diverse aree cerebrali, ma spiegare cos’è la coscienza ad esempio è altra cosa…

L’altro incontro? 

“Le malattie croniche nel mondo lavoro”. Avrò la possibilità di esporre i risultati di una ricerca che sto coordinando per l’Unione europea (maggiori info su www.path-ways.eu, ndr), la quale raccoglie ben tre anni di ricerche in 11 Paesi europei sulle malattie croniche nel mondo del lavoro. I risultati che emergono in quasi tutti i paesi dell’Europa ci dicono che non c’è ancora un’attenzione adeguata a questa tematica. Anche perché le malattie croniche stanno crescendo proporzionalmente nella popolazione e poco si sa cosa fare nell’ambito del lavoro. Come neurologo mi concentrerò sull’emicrania.

http://www.ilsussidiario.net/News/Salute-e-benessere/2018/7/3/MEETING-SALUTE-Leonardi-pronta-a-farvi-conoscere-le-meraviglie-del-cervello/828580/

CHRODIS PLUS Joint Action 2017-2020

Comunicati Nessun commento »

General CHRODIS PLUS Presentation – May 2018

21 MEMBER STATES, 42 partners!!,   STEP UP TOGETHER IN CHRODIS PLUS Joint Action TO SHARE INNOVATIVE PRACTICES AND POLICIES TO ALLEVIATE THE BURDEN OF CHRONIC DISEASES

Reaching Chrodis Plus Objectives by

  • implementing and testing best practices, tools and policies in implementation projects
  • sharing the experiences gained during these implementation projects across the EU
  • supporting integration into national policies and sustainability

WP8 Employment and Chronic Conditions

Leader        Matilde Leonardi, Italy

co-leader Jaana Lindstrom, Finland

“Notte Milanese” di Matilde Leonardi

Comunicati Nessun commento »

#nottemilanese #maggio2018 

di Matilde Leonardi

Piangevi fortissimo questa notte. Così forte che mi hai svegliata e mi sono alzata, rischiarando la mia stanza con la luce piccola sopra al comodino. Ho aperto la finestra e l’umido appiccicoso delle notti milanesi di un maggio quasi tropicale mi ha investita. Ma tu piangevi fortissimo e poi urlavi. Ho socchiuso la persiana, facendola scorrere di lato ma solo un po’, che la notte che entra nella stanza fa sempre un po’ paura.

Eri steso sul marciapiede dall’altro lato della strada e c’era una ambulanza arrivata silenziosa sino da te. Vedevo i barellieri muoversi attorno a te che urlavi in una lingua straniera delle parole, mi sembrava inglese, eri di colore questo l’ho visto che eri sotto un lampione. Please please please dicevi. Non era un pianto da ubriaco. Erano singhiozzi di disperazione, di quelli che non puoi tenere dentro che sennò ti fanno scoppiare. Non smettevi, altre luci da tante altre finestre dei palazzi vicini si accendevano.

I soccorritori si muovevano cauti attorno a te, eri pericoloso? Un uomo che piange così tristemente così disperatamente, perché piangi?

Un’anziana signora coi capelli bianchi e una vestaglia bordeaux esce dal portone proprio davanti a dove sei, in pantofole, i soccorritori e i carabinieri arrivati nel frattempo la rimandano in casa.

A un certo punto tu hai sei uomini attorno a te, e tu singhiozzi restando lì per terra sul marciapiede umido illuminato e sento dire stay calm stay calm stay calm.  Piangi adesso come un bambino ma sei grande, che quando ti stendono sulla barella la riempi tutta col tuo corpo su cui mettono un lenzuolo bianco. Sono ammirata dal rispetto e dalla attenzione di questi uomini generosi e professionali. Credo il tuo pianto li abbia commossi perché usano tutti un tono calmo e aspettano lì che ti passi un po’. Non è urgente, tu non vuoi andare da nessuna parte. Quel marciapiede bagnato sembra essere il posto più conosciuto e concreto in cui vuoi stare. Ti parlano tutti, anche tu adesso parli tra i singhiozzi di un uomo grande.  

È passata più di mezz’ora e ti mettono sulla ambulanza lampeggiante e silenziosa.

Sei andato via africano misterioso, hai lasciato sul marciapiede milanese tante lacrime disperate. Le finestre si richiudono, sono le due e mezza di notte e l’aria è piena della tua malinconia che rimane lì con i tuoi singhiozzi disperati. Forse eri ubriaco e obnubilato ma la tristezza che resta su quel marciapiede era lucida vera e crudele.

In bocca al lupo.

The importance of being Alfie. Quando un bambino diventa un caso?

Comunicati Nessun commento »

Sul caso del bambino Alfie Evans- Di Enrico Negrotti. Avvenire 26 Aprile 2018

“Questo bambino ci interpella profondamente: è vivo 48 ore dopo il distacco del respiratore. Non si può certo dire che sia sottoposto ad accanimento». La neurologa Matilde Leonardi, direttore del Centro di ricerche sul coma dell’Istituto neurologico nazionale Carlo Besta di Milano, è peraltro stupita che non si permetta ai genitori di decidere dove curare il proprio figlio: «Si è evidentemente rotto il rapporto tra famiglia e medici, ma non permettergli di portarlo via mi sembra una limitazione incomprensibile».

Che cosa si può dire delle condizioni cliniche di questo bambino? È normale che non ci sia una diagnosi?

Noi dell’Istituto Besta ci siamo offerti per un secondo parere su richiesta degli avvocati della famiglia Evans. Da quello che è stato reso noto, risulta che il bambino ha sintomi da epilessia mioclono progressiva, ma la causa può essere molto diversa e non la conosciamo. È un caso complesso, e richiede una serie di esami complessi, forse non sono stati effettuati tutti, ma non lo sappiamo. Occorre anche tenere presente che in questo tipo di epilessia nella metà dei casi la diagnosi potrebbe non risultare possibile. Noi siamo disponibili a una collaborazione, perché pensiamo che la scienza non ha confini.

Si sta rischiando di usare accanimento terapeutico su Alfie? Come lo trattereste in Italia?

Abbiamo presente il senso del limite, perché fa parte della professione medica. Sappiamo peraltro che nel caso di Alfie non c’è stato e non c’è accanimento terapeutico, cioè un trattamento sproporzionato rispetto alle sue condizioni. Non è stato tenuto in vita a tutti i costi, lo dimostra anche il fatto che non è morto a 48 ore dal distacco del respiratore. Quindi non permettiamo l’accanimento, ma un bambino viene mantenuto vivo finché la sua patologia non lo porta a morte.

Possiamo essere sicuri che non sia ormai un paziente terminale?

Quando un paziente è terminale, quando il suo organismo non ce la fa più, si fanno valutazioni su ogni trattamento che può risultare sproporzionato. Ma il piccolo Alfie sta dimostrando che con un piccolo aiuto ce la fa. Gli è stata tolta la ventilazione, ma con fatica ce la fa: allora non puoi interrompergli i fluidi (idratazione e alimentazione) altrimenti muore di fame e sete, non della sua malattia, siamo ai limiti dell’omissione di soccorso. La vita di questo bambino ci interroga, e molto profondamente.

Come mai non c’è dialogo tra medici e famiglia?

In questo caso è emerso che si è chiaramente rotta l’alleanza tra famiglia e personale medico. Questo è un caso qualcosa di esemplare di che cosa succede quando c’è la rottura di questo rapporto. Al Besta quando ci sono situazioni molto gravi, di bambini che sono in pericolo di morte se non sostenuti con ventilazione, si discute con la famiglia di ogni trattamento. È impensabile che il caso venga gestito da un giudice.

I medici prima, il giudice poi, hanno valutato secondo il miglior interesse del bambino. Che criteri sono in gioco in una decisione del genere?

Il best interest è il punto intorno a cui hanno ruotato le sentenze. Ci si fa anche la domanda sulla sofferenza, ma quel che era emerso dai medici era che il bambino non ne aveva, almeno fino a quando non hanno staccato la ventilazione. Poi aggiungono che non c’è possibilità di recupero. Questo è un criterio molto opinabile: facendo il neurologo osservo che la possibilità di recupero non c’è per i tre quarti dei pazienti con malattie neurologiche. Questo non è il criterio con cui opera un neurologo. Ma il giudice si è spinto oltre, definendo futile non il trattamento, bensì la vita di questo bambino dicendo che è futile. Un commento che non ha nulla a che vedere con la scienza.

Perché non può essere portato via dall’ospedale?

Non condivido la decisione di aver tolto al genitore la possibilità di decidere per il proprio figlio. Mi pare una limitazione molto forte. Se non c’è cura, si lasci che i genitori possano vederlo morire a casa.

Quanto può contare la valutazione economica nella decisione sulle cure?

L’economia viene tenuta presente, ma non può essere determinante nel curare o meno un singolo paziente. O dobbiamo mettere un economista nei pronto soccorso per valutare quanto costeranno i codici rossi?

Copyright © 2008-2018 Sinexia S.r.l. - Tutti i diritti riservati.
Feed RSSAccedi