TEDxBergamo: La cura e l’umano tra scarto e malgrado.Matilde Leonardi

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Quando nella vita si è in uno tsunami contano le relazioni sociali che hai, le persone che hai attorno, chi ti ama, chi ami. Saper chiedere aiuto, saper farsi aiutare.

 

 

Domenica 14 maggio a TEDxBergamo. It’s Time to.

Una grande emozione, un grande onore per me parlare a tutti e alle persone che amo che erano in streaming e in sala con me e per me. Grazie!

Case Management e malattie croniche – Workshop 19 maggio ore 14-18-UCSC

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Case Management A3 loc(2)    PROGRAMMA

La figura e la rete professionale dei Disability Case Managers e i progetti realizzati in Italia e in Europa nel settore socio-sanitario: una risorsa professionale per rispondere ai bisogni delle persone affette da malattie croniche.

Venerdì 19 maggio – Ore 14.00-18.00

Aula Maria Immacolata,Università Cattolica del Sacro Cuore, Largo Gemelli 1 20123 Milano

“Con l’aumento delle patologie croniche la figura professionale del Disability-Case Manager è  più che mai attuale,” dice la dott.ssa Matilde Leonardi, Responsabile SOSD Neurologia, Salute Pubblica, Disabilità, Fondazione IRCCS Istituto Neurologico C. Besta, “Si tratta di  un professionista che, attraverso competenze specifiche e strumenti culturali, è in grado di valutare i bisogni della persona con disabilità e con malattie croniche, garantirne la partecipazione, a tutti i livelli, e migliorare la qualità e l’efficacia delle politiche territoriali. Questo sarà uno degli argomenti del workshop “Case Management per il paziente cronico”, organizzato dal Centro di  Ateneo di Bioetica dell’Università Cattolica e dalla Fondazione I.R.C.C.S.  Istituto Neurologico C. Besta in collaborazione con SIDIMA -Società Italiana Disability-Case Managers”. Durante l’incontro gli esperti si confronteranno sul quadro etico in cui opera questa nuova figura professionale e sulle modalità di utilizzo del Modello biopsicosociale dell’ICF che, con la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, promuove l’implementazione di modelli di intervento centrati sull’integrazione e sulla multidisciplinarietà per favorire l’autonomia e la partecipazione sociale delle persone con disabilità.

Il Professor Adriano Pessina Direttore del Centro di Ateneo di Bioetica e del Corso di Perfezionamento Case-Disability Manager afferma  “ Vogliamo formare specialisti in grado di costruire reti con i vari soggetti istituzionali per non lasciare sole le persone affette da malattie croniche e aiutarle a inserirsi nella vita sociale e a trovare risposte adeguate alla pluralità dei loro bisogni. Un nuovo modo per pensare e attuare contesti capaci di dare assistenza globale ai pazienti, che sono prima di tutto persone con esigenze non soltanto sanitarie”.

Durante il workshop del 19 maggio verrà evidenziato come il ruolo del Case Manager si inserisca nell’evoluzione dei sistemi e servizi socio-sanitari e nel nuovo panorama epidemiologico e di crisi economica. In questa prospettiva, il dott. Marco Trivelli, Direttore Generale dell’Ospedale Niguarda di Milano, illustrerà il possibile ruolo di case management nei percorsi socio-sanitari integrati tra Ospedale e Territorio previsti nella Riforma Sanitaria di Regione Lombardia, mentre la dottoressa Silvia Schiavolin presenterà il lavoro biennale di Case Management per il paziente neuro-oncologico realizzato  all’ Istituto Neurologico Besta. Come risulterà dalla relazione del professor Graziano Onder,  del Policlinico Agostini Gemelli di Roma, il case management per le malattie croniche e la multimorbilità è oggi una figura definita a livello europeo dal progetto CHRODIS,  approvato dalla Commissione Europea e da 28 Paesi, inclusa l’Italia, lo scorso marzo.

“Va sottolineato” aggiunge la dottoressa Leonardi “ che in questo campo siamo stati precursori, visto che dal 2006 il Centro di Bioetica della Cattolica e la mia unità di ricerca dell’Istituto neurologico Besta, hanno realizzato appositi corsi in  Disability-Case Manager, formando decine di persone che già oggi operano in Italia”.  La giornata di studio del 19 maggio costituisce un momento formativo e informativo che si colloca dentro un progetto di sviluppo e approfondimento dei corsi di perfezionamento e aggiornamento fin qui svolti e, come ricorda il Prof Pessina, è anche preludio al workshop del 9 giugno sul tema ‘Disability management e lavoro’, per approfondire un’altra area di intervento dei case managers, prevista dal Piano Nazionale di Azione sulla Disabilità e dal Job Act: una linea di intervento di cui dovranno dotarsi le aziende italiane e che favoriranno nuove possibilità di lavoro e integrazione sociale.

 L’ingresso è libero. 

Per motivi organizzativi è gradita l’iscrizione sul sito del Centro di Ateneo di Bioetica, www.centrodibioetica.it

WORKSHOP
http://centridiateneo.unicatt.it/centro_di_ateneo_di_bioetica

Ridere di te

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Matilde In India 2017.

Tu si che sei Speciale
Ti invidio sempre un po’
Sai sempre cosa fare
E che cosa è giusto o no!
Tu sei così sicura
Di tutto intorno a te
Che sembri quasi un’onda che
Che si trascina.
Lascia stare
Che ho qualche anno in più!
Meno male
Che sei convinta tu
Io sto uguale
Mi chiedo solo se
Faccio male volte
A ridere di te

Le stelle stanno in cielo
E i Sogni non lo so
So solo che son pochi
Quelli che s’avverano.
Io so che sei una donna
Onesta!non lo so
Soprattutto con Se Stessa
Con Se Stessa forse no

Lascia stare
Che ho qualche anno in più
Meno male
Che sei convinta tu
Io sto uguale
Adesso penso che
Chissà quante volte
Hai riso tu di me!

Ridere di Te – VASCO ROSSI

A Call for Action : working towards 10 areas of action for Rehabilitation 2030

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The participants of the meeting Rehabilitation 2030 acknowledge the following:

A. The unmet rehabilitation need around the world, and especially in low-and middle-income countries, is profound.

B. Demand for rehabilitation services will continue to increase in light of global health and demographic trends, including population ageing and the increasing number of people living with the consequences of disease and injury.

C. Greater access to rehabilitation services is required to “Ensure healthy lives and promote well-being for all at all ages” (Sustainable Development Goal (SDG) 3) and to reach SDG Target 3.8 “Achieve universal health coverage, including financial risk protection, access to quality essential health-care services and access to safe, effective, quality and affordable essential medicines and vaccines for all.”

D. Rehabilitation is an essential part of the continuum of care, along with prevention, promotion, treatment and palliation, and should therefore be considered an essential component of integrated health services.

E. Rehabilitation is relevant to the needs of people with many health conditions and those experiencing disability across the lifespan and across all levels of healthcare.

F. Rehabilitation is an investment in human capital that contributes to health, economic and social development.

G. The role of rehabilitation is instrumental for effective implementation of the Global strategy and action plan on ageing and health (2016–2020), the Mental health action plan (2013–2020) and the Framework on integrated people-centred health services, and as a contribution to the efforts of the Global Cooperation on Assistive Technology (GATE) initiative.

H. Current barriers to strengthen and extend rehabilitation in countries include: i. under-prioritisation by government amongst competing priorities; ii. absence of rehabilitation policies and planning at the national and sub-national levels; iii. where both ministries of health and social affairs are involved in rehabilitation there is limited coordination between them; iv. non-existent or inadequate funding; v. a dearth of evidence of met and unmet rehabilitation needs; vi. insufficient numbers and skills of rehabilitation professionals; vii. absence of rehabilitation facilities and equipment; and viii. the lack of integration into health systems.

I. There is an urgent need for concerted global action by all relevant stakeholders, including WHO Member States and Secretariat, other UN agencies, rehabilitation user groups and service providers, funding bodies, professional organizations, research organizations, and nongovernmental and international organizations to scale up quality rehabilitation.

In light of the above, the participants commit to working towards the following ten areas for action:

  1.  Creating strong leadership and political support for rehabilitation at sub-national, national and global levels.
  2. Strengthening rehabilitation planning and implementation at national and sub-national levels.
  3.  Improving integration of rehabilitation into the health sector to effectively and efficiently meet population needs.
  4.  Incorporating rehabilitation in Universal Health Coverage.
  5.  Building comprehensive rehabilitation service delivery models to progressively achieve equitable access to quality services, including assistive products, for all the population.
  6.  Developing a strong multidisciplinary rehabilitation workforce that is suitable for country context, and promoting rehabilitation concepts across all health workforce education.
  7. Expanding financing for rehabilitation through appropriate mechanisms.
  8. Collecting information relevant to rehabilitation to enhance health information systems including system level rehabilitation data and information on functioning utilizing the International Classification of Functioning, Disability and Health (ICF).
  9. Building research capacity and expanding the availability of robust evidence for rehabilitation.
  10. Establishing and strengthening networks and partnerships in rehabilitation, particularly between low-, middle- and high-income countries.

Rehabilitation 2030: A Call for Action. Strong political will is needed

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Rehabilitation 2030: A Call for Action Concept Note

BACKGROUND There is a substantial and ever-increasing unmet need for rehabilitation worldwide, which is particularly profound in low- and middle-income countries. Improvements in medical treatment and healthcare systems have resulted in higher survival rates from disease and injury, with many people continuing to live with some form of residual impairment.

This, in combination with rising prevalence of noncommunicable diseases and the ageing population, implies a growing demand for rehabilitation services. In many parts of the world, however, the capacity to provide rehabilitation is limited or non-existent and fails to adequately address the needs of the population.  With its objective of optimizing functioning, rehabilitation supports those with health conditions to remain as independent as possible, to participate in education, to be economically productive, and fulfil meaningful life roles. As such, the availability of accessible and affordable rehabilitation plays a fundamental role in achieving Sustainable Development Goal (SDG)  “Ensure healthy lives and promote well-being for all at all ages”.

The barriers to scaling up rehabilitation indicate a need for greater awareness and advocacy, increased investment into rehabilitation workforce and infrastructure, and improved leadership and governance structures. The scarcity of evidence for rehabilitation, particularly from a system-level perspective, presents a challenge for the development of technical guidance and policy making. The magnitude and scope of unmet rehabilitation needs signals an urgent need for concerted and coordinated global action by all stakeholders. While the rehabilitation community is united behind a common vision to see rehabilitation available to all who need it, the actualization of this vision requires considerable investment, the availability of technical tools and support, and importantly, strong political will. 

http://apps.who.int/disabilities/care/rehab_2030_cn_en.pdf

Viaggio in India

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Il sari è un tradizionale indumento femminile del subcontinente indiano, le cui origini risalgono al 100 a.C., ed è intuibilmente uno dei pochissimi indumenti ad essere stati tramandati per così tanti secoli.

Esso consiste in una fascia di stoffa larga circa un metro, la cui lunghezza può variare dai quattro ai nove metri, che viene avvolta intorno al corpo dell’indossatrice con metodi che variano a seconda della sua funzione. Lo stile più comune di indossare il sari consiste nell’avvolgerlo intorno alla vita, con un capo che gira intorno alla spalla.Il sari viene indossato sopra ad una sottogonna e una camicetta corta chiamata choli. Le decorazioni della stoffa variano a seconda delle diverse religioni

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