#nottemilanese #maggio2018 

di Matilde Leonardi

Piangevi fortissimo questa notte. Così forte che mi hai svegliata e mi sono alzata, rischiarando la mia stanza con la luce piccola sopra al comodino. Ho aperto la finestra e l’umido appiccicoso delle notti milanesi di un maggio quasi tropicale mi ha investita. Ma tu piangevi fortissimo e poi urlavi. Ho socchiuso la persiana, facendola scorrere di lato ma solo un po’, che la notte che entra nella stanza fa sempre un po’ paura.

Eri steso sul marciapiede dall’altro lato della strada e c’era una ambulanza arrivata silenziosa sino da te. Vedevo i barellieri muoversi attorno a te che urlavi in una lingua straniera delle parole, mi sembrava inglese, eri di colore questo l’ho visto che eri sotto un lampione. Please please please dicevi. Non era un pianto da ubriaco. Erano singhiozzi di disperazione, di quelli che non puoi tenere dentro che sennò ti fanno scoppiare. Non smettevi, altre luci da tante altre finestre dei palazzi vicini si accendevano.

I soccorritori si muovevano cauti attorno a te, eri pericoloso? Un uomo che piange così tristemente così disperatamente, perché piangi?

Un’anziana signora coi capelli bianchi e una vestaglia bordeaux esce dal portone proprio davanti a dove sei, in pantofole, i soccorritori e i carabinieri arrivati nel frattempo la rimandano in casa.

A un certo punto tu hai sei uomini attorno a te, e tu singhiozzi restando lì per terra sul marciapiede umido illuminato e sento dire stay calm stay calm stay calm.  Piangi adesso come un bambino ma sei grande, che quando ti stendono sulla barella la riempi tutta col tuo corpo su cui mettono un lenzuolo bianco. Sono ammirata dal rispetto e dalla attenzione di questi uomini generosi e professionali. Credo il tuo pianto li abbia commossi perché usano tutti un tono calmo e aspettano lì che ti passi un po’. Non è urgente, tu non vuoi andare da nessuna parte. Quel marciapiede bagnato sembra essere il posto più conosciuto e concreto in cui vuoi stare. Ti parlano tutti, anche tu adesso parli tra i singhiozzi di un uomo grande.  

È passata più di mezz’ora e ti mettono sulla ambulanza lampeggiante e silenziosa.

Sei andato via africano misterioso, hai lasciato sul marciapiede milanese tante lacrime disperate. Le finestre si richiudono, sono le due e mezza di notte e l’aria è piena della tua malinconia che rimane lì con i tuoi singhiozzi disperati. Forse eri ubriaco e obnubilato ma la tristezza che resta su quel marciapiede era lucida vera e crudele.

In bocca al lupo.