La Presidenza di “Scienza e vita” si è confusa ma ora si è ravveduta

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Il giorno ha portato consiglio.

Comunicato n° 24 del 4 agosto 2008

SCIENZA & VITA: MAI UNA LEGGE SUL TESTAMENTO BIOLOGICO

No ad una legge sul testamento biologico.
Sì alla tutela della vita umana in condizioni di massima fragilità.
Sì al principio di indisponibilità della vita umana.
Sì all’alleanza terapeutica medico-paziente.
No all’accanimento terapeutico.
No all’eutanasia.
No all’abbandono terapeutico.
Sì alle cure palliative e alla terapia del dolore.
Sì all’alimentazione e all’idratazione.

Prendendo atto del dibattito riportato dai media e del disappunto espresso da alcuni membri del Consiglio esecutivo di Scienza & Vita, riteniamo necessario chiarire ulteriormente la nostra posizione che comporta il netto rifiuto di una ipotesi di legge sul testamento biologico. Si manifesta, invece, disponibilità a dibattere sull’eventualità di una legge sulla tutela della vita umana in condizioni di malattia inguaribile o di grande disabilità. Una legge che deve stabilire i principi e le regole atte a salvare e salvaguardare la vita delle molte persone in condizioni di massima fragilità, ribadendo il principio di indisponibilità della vita umana sempre e comunque degna del massimo rispetto e sostegno, incentivando ogni forma di assistenza e con una grande attenzione ai bisogni del malato e delle famiglie.

I presidenti

Maria Luisa Di Pietro
Bruno Dallapiccola

La Presidenza di “Scienza e vita” si è confusa

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La recente apertura della Presidenza di Scienza e Vita a una legge sul testamento biologico lascia perplessi. Sono tra i mille medici a cui negli ultime mesi è stato chiesto di rispondere ad alcune domande sul testamento biologico. Ribadisco che non lo ritengo necessario e riporto la mia intervista.

Come scrive il Corriere della Sera di oggi (4 agosto) l’apertura di Scienza è Vita a una legge sul testamento biologico è solo un blitz della Presidenza, tanto che alcuni membri dell’esecutivo, non informati né convocati, si sono dimessi o hanno espresso il loro disaccordo sulla linea improvvisata dalla Presidenza. Anche Scienza e Vita lascia dunque soli le migliaia di persone e di medici che  credono che in Italia sia possibile e doveroso occuparsi PRIMA di tutto ciò che è già sancito (sì alla cura, sì all’assistenza, no all’accanimento terapeutico, sì al supporto alla famiglia, sì alle cure palliative, no alla morte per fame e per sete).  E Scienza e Vita lascia sola anche la CEI che in tutti questi anni si è preoccupata di ribadire, pur non essendo il testamento biologico una materia dottrinale, che la vita non è un bene disponibile per nessuna contrattazione e che non può essere sancito da una legge se fare o no vivere persone, cambiando l’asticella della possibilità di vita a seconda delle opinioni.

 

Intervista a Scienza e Vita della Dr.ssa Matilde Leonardi

Che cosa pensa di una norma che sancisca il testamento biologico?

Penso che le persone si sentano rassicurate dall’idea di poter determinare in anticipo le terapie che pensano di poter volere e/o poter sopportare. Non è detto, a mio parere, che questa “coperta di Linus” debba però vincolare il medico ad attenersi a questa informazione, che deve essere valutata come elemento psicologicamente di conforto alla persona, ma non come elemento determinante del comportamento che si deve tenere.

Che cosa intende per accanimento terapeutico?

L’accanimento terapeutico è l’uso di mezzi sproporzionati rispetto alla situazione clinica del paziente, che risultano essere clinicamente e non soltanto psicologicamente gravosi e privi di qualunque efficacia. Evitare l’accanimento è semplicemente riconoscere i limiti oggettivi della scienza e dell’esistenza umana. Forse varrebbe la pena aprire un dibattito sul possibile accanimento terapeutico effettuato dagli operatori del 118, nelle fasi del pronto soccorso.

Che cosa intende per eutanasia?

L’atto col quale si provoca deliberatamente la morte di una persona, incluso un abuso di dosaggio di farmaci.

Nel codice deontologico ci sono le risposte necessarie a questa problematica?

Si, ci sono le risposte ma la teoria non coglie le sfumature che si hanno quando si lavora in corsia e spesso il medico, o gli operatori socio sanitari in generale, si sentono abbandonati. Manca ancora un vero riconoscimento del valore di tutti cittadini, in tutto il Paese, riconoscimento che richiede concreti investimenti sul piano economico e su quello culturale, per favorire un’idea di cittadinanza allargata che comprenda tutti, come da dettato Costituzionale, e per riaffermare il valore unico ed irripetibile di ogni essere umano, anche di chi è talora considerato “inutile” poiché, superficialmente, giudicato incapace di dare un contributo diretto alla vita sociale. I casi più estremi di malattia sono il paradigma verso il quale si testa la capacità di una società di saper sostenere i più fragili di una società. Una società che non sa dare risposte economicamente e culturalmente talora complesse ai più fragili non è una società democratica e capace di coesione sociale. In nome di libertà individuali si coltiva più comodamente “la strada corta” dell’impegno sociale: l’abbandono. E’ difficile fare veramente progetti individualizzati, come richiesto ad esempio dalla legge 328, per tutti, veramente per tutti, ma non abbiamo ancora la prova che un sistema capace di dare risposte forti di sostegno alle persone che lo chiedono sia un sistema che costi troppo o che non funzioni.

C’è e in che cosa consiste il conflitto tra volontà espresse in precedenza dal paziente e posizione di garanzia del medico?

Un medico che agisce secondo scienza e coscienza deve essere tutelato dallo Stato nel suo lavoro. Che è quello di curare le persone che sono malate e che, come tutti, moriranno, ma non per mano del medico. Il paziente ha diritto ad avere tutte le cure possibili (disponibili?), ma non ha il diritto di essere ucciso.

Nel corso della sua professione ha mai avuto problemi, nel senso di denunce legali, nel caso di interventi contrari alle indicazioni del paziente che pur hanno consentito di salvare la vita o di ristabilire un equilibrio di salute o di sospensione di terapie sproporzionate da cui è derivata la morte del paziente?

No.

Può indicare la differenza tra testamento biologico e pianificazione dei trattamenti, contestualizzata nella relazione medico-paziente?

Il testamento biologico viene redatto anche prima dell’esperienza diretta di una malattia, mentre la pianificazione dei trattamenti è il risultato del rapporto tra il medico e il suo paziente nel momento in cui la patologia è già sviluppata. La pianificazione dei trattamenti si articola come risposta concreta di sostegno al malato ed è una forma di quella alleanza terapeutica in cui la relazione tra medico e paziente ha al centro la salute della persona malata nella sua situazione concreta. Come specificato nel Manifesto per il Coraggio di Vivere, che a oggi conta circa 8000 firme (www.unicatt.it/centriricerca/bioetica_mi/manifesto/), occorre rinsaldare nel Paese la certezza che ognuno riceverà trattamenti, cure e sostegni adeguati. Prima di pensare alla sospensione dei trattamenti, infatti, si deve garantire al malato, alla persona con disabilità e alla sua famiglia ogni possibile, proporzionata e adeguata forma di trattamento, cura e sostegno. La Costituzione Italiana, tutte le leggi vigenti in Italia, oltre alla Convenzioni sui Diritti dell’Uomo e alla recente Convenzione ONU sui diritti e la dignità delle persone con disabilità, affermano la dignità di tutti ad avere il diritto all’accesso alle cure.

L’implementazione delle cure palliative e dell’assistenza domiciliare, delle strutture di lungodegenza e degli Hospice possono essere una risposta all’eutanasia e all’abbandono terapeutico?

Si senza dubbio, anche se il territorio italiano ha una risposta molto disomogenea e spesso non si dà un supporto alla famiglia tale da poter sostenere le situazioni più difficili. ADI non riesce in tutto il territorio a compensare alle necessità di cura e di care e non sempre gli hospices sono sufficienti a coprire la domanda. Inoltre deve essere rafforzata ulteriormente la cultura sulle cure palliative, per tutte le età, sia al domicilio sia nelle strutture di ricovero e va riconosciuta l’importanza e l’impegno della medicina e della scienza per eliminare o alleviare il dolore delle persone malate o con disabilità, e per migliorare la loro qualità di vita, evitando ogni forma di accanimento terapeutico. Credo che questo sia un compito prezioso che conferma il senso della professione medica, non esaurito dall’eliminazione del danno biologico anche se non credo che implementare le cure palliative possa da solo essere sufficiente per eliminare la domanda di eutanasia che viene da chi si sente spesso abbandonato o da chi vede la propria famiglia abbandonata.

da scienzaevita.org

Motivazioni scientifiche di 25 neurologi per continuare ad occuparsi di una persona con gravissima disabilità

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Motivazioni scientifiche di venticinque neurologi per continuare ad occuparsi di una persona con gravissima disabilità: clicca qui per visualizzare il documento in PDF.

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