Spettatori e giocatori
Comunicati Nessun commento »Riceviamo in copia e volentieri pubblichiamo di seguito un commento alle elezioni – inviato a Il Foglio – dal prof. Adriano Pessina.
“Le ragioni della politica non si misurano soltanto con il metro del successo elettorale e la sconfitta della Lista Ferrara merita un’analisi più articolata e attenta di quella, interessata, di chi si compiace delle profezie autoaevvarentesi. Una prima considerazione fattuale: coloro che oggi hanno buon gioco nel dire “ve l’avevamo detto che non ce l’avreste fatta”, non sono gli spettatori disinteressati e neutrali di una campagna elettorale equilibrata, ma sono gli stessi giocatori che si sono opposti alla lista, che ne hanno ostacolato la presentazione, che l’hanno demonizzata indicandola come fattore di destabilizzazione rispetto al voto utile, che l’hanno emarginata dal riconoscimento politico definendola in termini di “testimonianza” o attribuendola alla “testardaggine” del suo illustre capolista. Ma chi ha seguito la faticosa campagna elettorale, ha ascoltato le ragioni di alcuni qualificati candidati (altri sono rimasti appesi alla lista, un po’ per caso, un po’ per affetto) e, soprattutto, ha incontrato le persone e i giovani che hanno poi preferito il voto libero al voto utile, il voto politicamente impegnato e impegnativo alla delega elettorale, ha capito che questa lista colmava di fatto, in modo molto artigianale, un vuoto ideale, e rispondeva ad un’esigenza che rischiava di essere soffocata dalla paura dell’ingovernabilità, o dal timore di concedere voti all’avversario politico. L’onestà intellettuale di un’analisi fattuale non può tacere gli ostacoli che si sono frapposti anche alla semplice presentazione del disegno teorico e pratico di questa lista. Molti non sono stati liberi di non sceglierla perché non sono stati informati e perché sono stati sottoposti alla pressione ambientale di chi ha ostacolato il disegno coraggioso e intelligente, per quanto ancora in fieri, di introdurre di nuovo i temi eticamente sensibili nello spazio pubblico e laico della politica.
L’aborto non è un’astrazione culturale, o un tema da risolvere soltanto nel confessionale, o da gestire nella propria coscienza privata: il venire al mondo determina il primo significato della stessa questione politica perché determina quella logica dell’accoglienza, della corresponsabilità, della non indifferenza, della non discriminazione che è all’origine dei progetti di tutela della famiglia, delle persone con disabilità, della costruzione degli asili nido, dell’eliminazione delle barriere architettoniche, della costruzione della cultura, cioè della politica.
La Lista Ferrara continua ad avere, a mio avviso, vari meriti e ne indico qualcuno: 1) aver messo in luce come il liberalismo della neutralità che consegna alle coscienze, più o meno illuminate, dei singoli parlamentari le decisioni che riguardano il presente e il futuro della società civile compie un vulnus alla democrazia rappresentativa: le questioni eticamente sensibili hanno una dimensione pubblica e politica che non può essere sottaciuta e i partiti non possono essere contenitori falsamente neutri che attiravano voti illudendo le diverse impostazioni etiche presenti nel Paese; 2) aver fatto una campagna elettorale senza essersi posti contro qualcuno (nemmeno contro la 194!), ma cercando di portare nel dibattito pubblico gli argomenti e le proposte concrete a tutela della vita umana nelle sue condizioni esistenziali più difficili; 3) aver raccolto attorno a questi temi alcune persone che, venendo da competenze, esperienze, professionalità differenti, senza essersi conosciute prima, senza alcuna smania di protagonismo, hanno condiviso idee, fatiche, soldi, buon umore, sassate, pomodori e uova per fare politica e per parlare di politica; 4) aver progressivamente maturato idee, consapevolezza, spirito critico, capacità di confronto tra i candidati e tra gli elettori, mentre venivano macinati kilometri e sfidate porte chiuse; 5) di aver sollecitato molti ad una responsabilità personale e intellettuale infrangendo lo schema del voto utile con pensiero unico, schema che è rimbalzato da una sponda all’altra del vuoto pneumatico.
Per quanto mi riguarda, l’esperienza di questa lista, che spero maturi in un disegno politico articolato, fornendo linfa alla politica attuale, mi ha insegnato che è ancora possibile pensare il pluralismo etico non come ad una condanna relativista, ma come una possibilità per trovare un linguaggio comune per riscrivere l’ethos di questa stagione sfidata dal nostro grande potere tecnologico e dalla nostra pochezza di pensiero.
Oggi, dopo un cammino rapido di maturità di questa lista, si può dire che l’errore è stato il simbolo, che ha richiamato impropriamente una battaglia antica e per di più persa e non è stato capace di comunicare la dimensione propositiva di un’impresa che non si fermava a un no. Per il resto, continuo a credere che, al di là di delusioni e depressioni temporanee, non ci sia spazio razionale né per pentimenti, né per rammarichi: chi ha creduto e sperato in un’affermazione elettorale, che purtroppo non è arrivata, sa che non è stato tempo perso, è stato un tempo vissuto che ora può far tesoro di quanto si è imparato. La vita continua, la politica anche: camminerà con le idee e le gambe di molte persone che in Italia hanno votato con libertà. Vedremo se il mancato apparentamento era soltanto una strategia elettorale o una scelta politica.”
Adriano Pessina



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